C’è il titolo di questo libro che mi ronza nella testa già da un po’ di tempo, per la precisione da quando ho deciso di raccontarmi un po’ di più e condividere qui in rete le emozioni di oggi e le esperienze di ieri che mi hanno portato ad essere la persona che sono.

“Castelli di rabbia” è il primo romanzo pubblicato da Alessandro Baricco e, per quello che sento, è forse anche l’espressione perfetta per tracciare i contorni di un'epoca cupa, una fase della mia vita professionale che, sotto il peso del dolore e dell'isolamento, ha trovato nella rabbia un'insperata alleata. Non il furore che divora, ma quello che purifica, che forgia l'anima e la tempra.

C’è stato un periodo della mia vita professionale in cui i "castelli di rabbia" sono stati ripari contro l’avversità, la feroce resistenza contro un’ingiustizia che si protraeva nel tempo.

Confesso che tante volte ho cercato di scriverne, prima di oggi, talvolta seguendo un impulso emotivo, altre volte semplicemente raccogliendo i pensieri e i ricordi in un racconto più distaccato. Ma sempre, alla fine, ho preferito cancellare tutto, come se le parole fossero ancora troppo roventi, scegliendo sempre di rimandare, o semplicemente di aspettare che arrivasse un momento giusto. Come questo.

Perché, devo dirlo, questo post è anche e soprattutto un modo per saldare il debito che avevo con me stesso, un atto dovuto, un grido finalmente liberatorio ma al contempo anche un gesto forte di solidarietà verso quelle compagne e quei compagni di sventura, che nel silenzio più cupo hanno attraversato con me quei giorni impietosi, quel periodo buio della nostra vita.

“Le esperienze di mobbing non definiscono le vittime, ma piuttosto coloro che le infliggono”

Il mobbing trasforma l'ufficio, quel luogo che dovrebbe essere di crescita e realizzazione, in una prigione invisibile. Quando ne diventi vittima, le giornate si susseguono uguali, scandite dal ticchettio dell'orologio e dal battito ansioso del cuore, in un atteso ma temuto rituale che si ripete ogni mattina.

Un male invisibile che striscia nelle dinamiche quotidiane, un predatore silenzioso che attacca l'integrità e la dignità di chi si trova nella sua morsa.

Si manifesta in mille modi: un sorriso che non raggiunge gli occhi, una risata che suona vuota, un silenzio che grida. È il dolore di sentirsi isolati in mezzo a una folla, di essere visti ma non riconosciuti, di parlare senza essere ascoltati. Si traduce in notti insonni, in cui i pensieri corrono in cerchio, inciampando sempre sulla stessa domanda: "Perché?"

La frustrazione diventa un’onda gigante che travolge ogni speranza. È la sensazione di restare intrappolati in un gioco perverso, il cui esito sembra già scontato, e dove le regole cambiano continuamente ma solo a tuo svantaggio. È la consapevolezza che, pur meritando di più, sarai costretto a mendicare briciole di rispetto, e a lottare per ogni respiro in un ambiente costruito per soffocare ogni tentativo di ribellione o di fuga.

È successo anche a me e se chiudo gli occhi sento ancora quel dolore. Ma ricordo, oggi, soprattutto come ne sono uscito. Proprio nel punto più basso, proprio quando pensavo di sprofondare, ho avuto il coraggio e la forza di ascoltare e di incanalare quell’ira. Giorno dopo giorno è diventata mia alleata spingendomi ad erigere dei "castelli di rabbia", non tanto per isolarmi quanto per usarli come trampolino verso la libertà.

Libera da veleni e da rancore, questa rabbia positiva mi ha portato a cercare soluzioni, a dialogare e negoziare, incoraggiandomi a fissare confini sani e a pretendere il rispetto che meritavo.

I “Castelli di Rabbia" ormai da tanto, per me, non sono più luoghi di confinamento, ma luoghi di partenza per progetti sempre nuovi e più ambiziose sfide quotidiane. Un invito a demolire quelle mura non per dimenticare il dolore, ma per costruire qualcosa di nuovo su fondamenta più solide: la comprensione, la compassione e, soprattutto, l'amore per sé stessi e per gli altri.

I miei castelli oggi non sono più di rabbia, ma sono custodi di una nuova forza, quella serena e invincibile che trova sempre il modo di andare avanti, di ricostruire e di rinascere dalle proprie ceneri.