Castelli di rabbia
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Ferite e Rinascita

Castelli di rabbia

di Alessandro Baricco (1991) • 1 minuti di lettura
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Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.
A Quinnipak, una città immaginaria dell’Ottocento, le persone vivono inseguendo sogni più grandi della realtà.

Il signor Rail porta in città una locomotiva chiamata Elizabeth. Pekisch inventa l’umanofono, uno strumento musicale fatto di voci umane. Intorno a loro si intrecciano amori, ossessioni, invenzioni, partenze e fallimenti.

È un romanzo fatto di personaggi che cercano di costruire qualcosa capace di resistere al tempo, anche quando i loro sogni sembrano destinati a scontrarsi con la fragilità della vita.

Perché è importante per me

Il titolo di questo libro ha finito per dare un nome a una stagione difficile della mia vita professionale.

Per molto tempo la rabbia è stata il riparo che ho costruito contro il dolore, l’isolamento e la sensazione di subire un’ingiustizia senza riuscire a cambiarne le regole.

Con gli anni ho capito che quella rabbia poteva diventare due cose diverse.

Poteva trasformarsi in una prigione, alimentando rancore e impedendomi di andare avanti. Oppure poteva diventare energia: aiutarmi a fissare confini, cercare nuove strade e ricostruire su fondamenta diverse.

Oggi i miei castelli non sono più luoghi nei quali nascondermi. Sono il ricordo di una forza che ho imparato a usare senza permetterle di consumarmi.

"La rabbia può diventare una prigione o un punto di partenza. Dipende da ciò che decidiamo di costruirci dentro."