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Lascia un commentoCastelli di rabbia
Leggi la bio dell'autoreIl signor Rail porta in città una locomotiva chiamata Elizabeth. Pekisch inventa l’umanofono, uno strumento musicale fatto di voci umane. Intorno a loro si intrecciano amori, ossessioni, invenzioni, partenze e fallimenti.
È un romanzo fatto di personaggi che cercano di costruire qualcosa capace di resistere al tempo, anche quando i loro sogni sembrano destinati a scontrarsi con la fragilità della vita.
Perché è importante per me
Il titolo di questo libro ha finito per dare un nome a una stagione difficile della mia vita professionale.
Per molto tempo la rabbia è stata il riparo che ho costruito contro il dolore, l’isolamento e la sensazione di subire un’ingiustizia senza riuscire a cambiarne le regole.
Con gli anni ho capito che quella rabbia poteva diventare due cose diverse.
Poteva trasformarsi in una prigione, alimentando rancore e impedendomi di andare avanti. Oppure poteva diventare energia: aiutarmi a fissare confini, cercare nuove strade e ricostruire su fondamenta diverse.
Oggi i miei castelli non sono più luoghi nei quali nascondermi. Sono il ricordo di una forza che ho imparato a usare senza permetterle di consumarmi.
"La rabbia può diventare una prigione o un punto di partenza. Dipende da ciò che decidiamo di costruirci dentro."