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Natura Umana e Potere
Alla fine della rivolta nessun animale vota per costruire una nuova dittatura.
Nessuno decide apertamente di rinunciare all’uguaglianza.
Succede poco alla volta.
Una piccola eccezione.
Una regola interpretata diversamente.
Un privilegio spiegato come necessario.
Una decisione presa “per il bene di tutti”.
Poi un’altra.
E un’altra ancora.
Finché qualcosa che all’inizio sarebbe apparso inaccettabile diventa parte della normalità.
È un meccanismo che trovo molto più interessante della rappresentazione del dittatore in sé.
Perché il potere non cresce soltanto grazie a chi lo esercita.
Cresce anche attraverso ciò che gli altri imparano progressivamente ad accettare.
All’inizio sembrano chiari.
Poi vengono modificati.
Poche parole.
Un’aggiunta.
Una precisazione.
Una differenza apparentemente minima.
E ogni volta la nuova versione riesce a rendere legittimo qualcosa che fino a poco prima era vietato.
È qui che Orwell diventa ancora molto attuale.
Il linguaggio non serve soltanto a descrivere ciò che sta succedendo.
Può essere utilizzato per renderlo più accettabile.
Cambiare una parola non modifica necessariamente un fatto.
Può però cambiare il modo in cui quel fatto viene percepito.
E quando perdiamo le parole per riconoscere una cosa, diventa molto più difficile anche contestarla.
È forte.
Leale.
Lavora più di tutti.
Quando qualcosa non funziona, la sua risposta è lavorare ancora di più.
E proprio questa lealtà diventa uno degli strumenti attraverso i quali il sistema continua a funzionare.
Non perché Boxer sia stupido.
Perché crede.
Crede nel progetto.
Crede nei leader.
Crede che fare bene il proprio dovere sia sufficiente.
Ed è una cosa che trovo dolorosamente vera.
La buona fede non ci protegge automaticamente dall’essere utilizzati.
Essere responsabili significa anche continuare a fare domande.
Perfino quando ci fidiamo.
Forse soprattutto quando ci fidiamo.
O almeno credono di ricordarlo.
Ma non sono sicuri.
E questa incertezza diventa decisiva.
Se nessuno riesce più a dimostrare ciò che era stato detto ieri, chi controlla il presente può anche riscrivere il passato.
È il punto che collega direttamente La fattoria degli animali a 1984.
Qui il meccanismo è ancora semplice.
Una scritta su un muro.
Un ricordo confuso.
Una spiegazione ripetuta abbastanza volte.
In 1984 diventerà sistema.
Il passato verrà continuamente ricostruito affinché coincida con ciò che il potere ha bisogno di affermare nel presente.
Gli animali.
Una fattoria.
Una ribellione.
Proprio questa semplicità rende però ancora più evidente ciò che Orwell vuole mostrare.
La libertà può essere conquistata e poi perduta.
L’uguaglianza può diventare uno slogan utilizzato per giustificare nuove differenze.
Una rivoluzione può cambiare il nome di chi comanda senza modificare il rapporto tra chi possiede il potere e chi lo subisce.
Ma ciò che mi rimane maggiormente è la gradualità.
Quasi nessuno dei passaggi decisivi appare enorme mentre accade.
Ed è forse questo il vero pericolo.
Ci abituiamo.
Una piccola rinuncia sembra tollerabile.
Una parola modificata non sembra importante.
Una responsabilità delegata sembra più comoda.
Poi, guardando indietro, scopriamo che il punto dal quale eravamo partiti è diventato irriconoscibile.
Per questo Orwell non mi sembra soltanto uno scrittore che parla di dittature.
Mi sembra uno scrittore che invita a prestare attenzione molto prima che una dittatura esista.
La fattoria degli animali
Leggi la bio dell'autore
Avevi lasciato qui la lettura.
Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.
Alla Fattoria Padronale gli animali vivono sotto il dominio del signor Jones.
Una sera il vecchio maiale Major racconta loro un’idea: gli animali producono tutto, lavorano, soffrono, ma sono gli uomini a beneficiare del loro lavoro.
Immagina quindi una società diversa.
Senza padroni.
Senza sfruttamento.
Una comunità nella quale tutti gli animali possano essere uguali.
Dopo la sua morte, la ribellione arriva davvero.
Jones viene cacciato e la fattoria passa nelle mani degli animali.
All’inizio tutto sembra possibile.
Nascono nuove regole.
Sette comandamenti.
Un progetto comune.
Due maiali, Napoleon e Palla di Neve, emergono rapidamente come figure centrali della nuova organizzazione.
Ma presto il potere comincia a concentrarsi.
Palla di Neve viene espulso.
Napoleon diventa il leader incontrastato.
Clarinetto trasforma ogni decisione del regime in una spiegazione convincente.
Le regole cambiano.
La memoria degli animali diventa incerta.
Ciò che ieri sembrava vietato oggi viene riscritto in modo da apparire sempre consentito.
E progressivamente la differenza tra chi aveva guidato la rivoluzione e chi era stato cacciato diventa sempre più difficile da riconoscere.
Orwell costruisce una favola politica che nasce come satira della rivoluzione russa e dello stalinismo, ma il suo meccanismo va oltre quel contesto storico: racconta come un ideale possa essere progressivamente svuotato proprio da chi afferma di difenderlo.
Una sera il vecchio maiale Major racconta loro un’idea: gli animali producono tutto, lavorano, soffrono, ma sono gli uomini a beneficiare del loro lavoro.
Immagina quindi una società diversa.
Senza padroni.
Senza sfruttamento.
Una comunità nella quale tutti gli animali possano essere uguali.
Dopo la sua morte, la ribellione arriva davvero.
Jones viene cacciato e la fattoria passa nelle mani degli animali.
All’inizio tutto sembra possibile.
Nascono nuove regole.
Sette comandamenti.
Un progetto comune.
Due maiali, Napoleon e Palla di Neve, emergono rapidamente come figure centrali della nuova organizzazione.
Ma presto il potere comincia a concentrarsi.
Palla di Neve viene espulso.
Napoleon diventa il leader incontrastato.
Clarinetto trasforma ogni decisione del regime in una spiegazione convincente.
Le regole cambiano.
La memoria degli animali diventa incerta.
Ciò che ieri sembrava vietato oggi viene riscritto in modo da apparire sempre consentito.
E progressivamente la differenza tra chi aveva guidato la rivoluzione e chi era stato cacciato diventa sempre più difficile da riconoscere.
Orwell costruisce una favola politica che nasce come satira della rivoluzione russa e dello stalinismo, ma il suo meccanismo va oltre quel contesto storico: racconta come un ideale possa essere progressivamente svuotato proprio da chi afferma di difenderlo.
Perché è importante per me
Il potere non arriva tutto insieme
È forse la cosa che trovo più forte nel libro.Alla fine della rivolta nessun animale vota per costruire una nuova dittatura.
Nessuno decide apertamente di rinunciare all’uguaglianza.
Succede poco alla volta.
Una piccola eccezione.
Una regola interpretata diversamente.
Un privilegio spiegato come necessario.
Una decisione presa “per il bene di tutti”.
Poi un’altra.
E un’altra ancora.
Finché qualcosa che all’inizio sarebbe apparso inaccettabile diventa parte della normalità.
È un meccanismo che trovo molto più interessante della rappresentazione del dittatore in sé.
Perché il potere non cresce soltanto grazie a chi lo esercita.
Cresce anche attraverso ciò che gli altri imparano progressivamente ad accettare.
Le parole cambiano prima della realtà
I comandamenti sono uno degli elementi più importanti del libro.All’inizio sembrano chiari.
Poi vengono modificati.
Poche parole.
Un’aggiunta.
Una precisazione.
Una differenza apparentemente minima.
E ogni volta la nuova versione riesce a rendere legittimo qualcosa che fino a poco prima era vietato.
È qui che Orwell diventa ancora molto attuale.
Il linguaggio non serve soltanto a descrivere ciò che sta succedendo.
Può essere utilizzato per renderlo più accettabile.
Cambiare una parola non modifica necessariamente un fatto.
Può però cambiare il modo in cui quel fatto viene percepito.
E quando perdiamo le parole per riconoscere una cosa, diventa molto più difficile anche contestarla.
Boxer
Tra tutti i personaggi, Boxer è forse quello che mi rimane maggiormente.È forte.
Leale.
Lavora più di tutti.
Quando qualcosa non funziona, la sua risposta è lavorare ancora di più.
E proprio questa lealtà diventa uno degli strumenti attraverso i quali il sistema continua a funzionare.
Non perché Boxer sia stupido.
Perché crede.
Crede nel progetto.
Crede nei leader.
Crede che fare bene il proprio dovere sia sufficiente.
Ed è una cosa che trovo dolorosamente vera.
La buona fede non ci protegge automaticamente dall’essere utilizzati.
Essere responsabili significa anche continuare a fare domande.
Perfino quando ci fidiamo.
Forse soprattutto quando ci fidiamo.
La memoria
Gli animali ricordano che le regole erano diverse.O almeno credono di ricordarlo.
Ma non sono sicuri.
E questa incertezza diventa decisiva.
Se nessuno riesce più a dimostrare ciò che era stato detto ieri, chi controlla il presente può anche riscrivere il passato.
È il punto che collega direttamente La fattoria degli animali a 1984.
Qui il meccanismo è ancora semplice.
Una scritta su un muro.
Un ricordo confuso.
Una spiegazione ripetuta abbastanza volte.
In 1984 diventerà sistema.
Il passato verrà continuamente ricostruito affinché coincida con ciò che il potere ha bisogno di affermare nel presente.
Una riflessioneIl potere non diventa pericoloso soltanto quando modifica le regole. Diventa molto più forte quando riesce a farci dimenticare che quelle regole, un tempo, erano diverse.
Ciò che mi rimane
La fattoria degli animali sembra una storia semplice.Gli animali.
Una fattoria.
Una ribellione.
Proprio questa semplicità rende però ancora più evidente ciò che Orwell vuole mostrare.
La libertà può essere conquistata e poi perduta.
L’uguaglianza può diventare uno slogan utilizzato per giustificare nuove differenze.
Una rivoluzione può cambiare il nome di chi comanda senza modificare il rapporto tra chi possiede il potere e chi lo subisce.
Ma ciò che mi rimane maggiormente è la gradualità.
Quasi nessuno dei passaggi decisivi appare enorme mentre accade.
Ed è forse questo il vero pericolo.
Ci abituiamo.
Una piccola rinuncia sembra tollerabile.
Una parola modificata non sembra importante.
Una responsabilità delegata sembra più comoda.
Poi, guardando indietro, scopriamo che il punto dal quale eravamo partiti è diventato irriconoscibile.
Per questo Orwell non mi sembra soltanto uno scrittore che parla di dittature.
Mi sembra uno scrittore che invita a prestare attenzione molto prima che una dittatura esista.
"La libertà raramente scompare tutta in una volta. Più spesso perdiamo un pezzo alla volta, mentre qualcuno ci spiega perché quella rinuncia, proprio questa volta, è necessaria."