Autore centrale della mia biblioteca

George Orwell

Orwell mi interessa perché racconta il potere non soltanto quando diventa violenza, ma soprattutto quando riesce a trasformare il linguaggio, la memoria e perfino ciò che le persone considerano vero.

George Orwell è uno di quegli autori che abbiamo finito per trasformare in un aggettivo.

“Orwelliano”.

Lo utilizziamo quando parliamo di sorveglianza, propaganda, manipolazione dell’informazione e controllo.

Ma ridurlo soltanto a 1984 significherebbe perdere una parte importante della sua scrittura.

Con La fattoria degli animali e 1984 Orwell racconta due momenti diversi dello stesso problema.

Nel primo osserva come una rivoluzione nata per liberare possa progressivamente costruire una nuova forma di dominio.

Nel secondo immagina ciò che accade quando quel dominio è ormai diventato sistema e pretende di entrare anche nella memoria, nel linguaggio e nel pensiero individuale.

È questo che trovo particolarmente forte nei suoi libri.

Il potere raramente si presenta dicendo apertamente di volerci rendere meno liberi.

Più facilmente utilizza parole migliori.

Uguaglianza.

Sicurezza.

Ordine.

Interesse collettivo.

Poi, lentamente, quelle parole possono cambiare significato.

E quando cambia il significato delle parole diventa più difficile anche riconoscere ciò che sta accadendo.

Orwell, nato Eric Arthur Blair nel 1903 nell’India britannica, conobbe direttamente l’imperialismo lavorando nella polizia coloniale in Birmania. Visse poi esperienze di povertà tra Parigi e Londra e partecipò alla guerra civile spagnola nelle file antifranchiste. Queste esperienze contribuirono profondamente alla sua riflessione su imperialismo, autoritarismo, ideologia e libertà.

Quello che mi interessa, però, non è soltanto la sua posizione politica.

È il meccanismo umano che continua a osservare.

Chi cambia una regola.

Chi riscrive un fatto.

Chi utilizza una parola per rendere meno evidente ciò che sta facendo.

Chi sa ma preferisce non esporsi.

Chi continua a ripetere una versione perché tutti gli altri sembrano averla già accettata.

Il potere, nei suoi libri, non vive soltanto al vertice.

Ha bisogno anche della paura, dell’abitudine, del conformismo e qualche volta della stanchezza di chi sta sotto.

Ed è forse questa la parte che continua a interessarmi di più.

Perché la libertà non dipende soltanto dalle istituzioni che dovrebbero proteggerla.

Dipende anche dalla nostra disponibilità a continuare a fare domande.

A ricordare.

A verificare.

A non accettare automaticamente una versione soltanto perché è diventata quella dominante.

George Orwell nella mia biblioteca

La fattoria degli animali

La fattoria degli animali

La nascita del potere dentro una rivoluzione che prometteva uguaglianza.

1984

1984

Il potere consolidato che vuole controllare non soltanto i comportamenti, ma memoria, linguaggio e pensiero.

“Due libri, due momenti dello stesso processo: come nasce il potere e cosa può diventare quando nessuno riesce più a limitarlo.”

Ciò che porto con me

“Orwell mi ricorda che la libertà non scompare sempre con un gesto clamoroso. Può ridursi poco alla volta, ogni volta che accettiamo una regola che ieri avremmo contestato o una parola che rende meno evidente ciò che sta realmente accadendo.”

I suoi libri nella mia libreria

La fattoria degli animali

La fattoria degli animali

Novella satirica
1984

1984

Romanzo