Il barone rampante
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Libertà e Limite
Serie I nostri antenati · volume 2 di 3

Il barone rampante

di Italo Calvino (1957) • 3 minuti di lettura
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Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.
Cosimo Piovasco di Rondò ha dodici anni quando, dopo una lite a tavola con la famiglia, sale su un albero.

Potrebbe essere la protesta di un ragazzo.

Non lo è.

Cosimo decide che non metterà mai più piede a terra.

E mantiene la promessa per tutta la vita.

Vive tra le chiome degli alberi, attraversa boschi e proprietà, legge, studia, caccia, ama, discute, partecipa alla vita politica e sociale del proprio tempo.

Incontra briganti.

Nobili.

Contadini.

Viaggiatori.

Vive la relazione con Viola.

Segue le idee dell’Illuminismo e osserva da una posizione insolita le trasformazioni del Settecento.

La sua scelta lo separa fisicamente dagli altri senza trasformarlo in un eremita.

È proprio questo il paradosso più bello del romanzo.

Cosimo sceglie la distanza per poter trovare un proprio modo di stare nel mondo.

Treccani vede infatti nel personaggio anche una riflessione sulla posizione dell’intellettuale: separato e contemporaneamente coinvolto nella vita degli altri.

Perché è importante per me

Scegliere una regola propria

Cosimo compie una scelta radicale.

Potrebbe sembrare un capriccio.

Ma ciò che la trasforma in qualcosa di diverso è la coerenza.

Non scende.

Mai.

Quella decisione diventa il limite dentro cui costruisce tutta la propria libertà.

Ed è forse questa la parte che sento più vicina.

Pensiamo spesso alla libertà come assenza di vincoli.

Ma una vita senza alcun limite non è necessariamente una vita più libera.

Alcune libertà esistono proprio perché abbiamo scelto una regola alla quale restare fedeli.

Un impegno.

Una responsabilità.

Una parola data.

La differenza è enorme quando quel limite non ci viene imposto, ma è qualcosa che abbiamo scelto consapevolmente.

Prendere distanza senza andarsene

Cosimo vive sopra gli altri.

Ma non smette di interessarsi a loro.

Non abbandona la società.

Non decide che gli uomini non lo riguardano più.

Li osserva da un punto differente.

Partecipa.

Interviene.

Aiuta.

Ama.

Questa mi sembra forse la parte più moderna del romanzo.

Prendere distanza non significa necessariamente disinteressarsi.

Qualche volta abbiamo bisogno di allontanarci proprio per riuscire a vedere meglio ciò dentro cui eravamo troppo immersi.

Ma la distanza ha valore soltanto se non diventa indifferenza.

L’appartenenza senza conformarsi

Cosimo appartiene alla propria famiglia, alla propria comunità, al proprio tempo.

Eppure rifiuta il modo in cui tutti gli altri considerano normale vivere.

È una forma di appartenenza che mi interessa.

Non essere costretti a scegliere tra conformarsi completamente e andarsene.

Possiamo restare dentro una comunità conservando uno spazio di autonomia.

Anzi.

Forse le comunità migliori sono proprio quelle capaci di accettare persone che non hanno bisogno di assomigliarsi per sentirsi parte della stessa storia.

La coerenza e il prezzo

Naturalmente la scelta di Cosimo ha un prezzo.

Ogni scelta vera lo ha.

Rinunciare a scendere significa perdere alcune possibilità.

Non può vivere qualsiasi vita.

Ma proprio per questo quella scelta ha un significato.

Se essere liberi significasse mantenere per sempre tutte le possibilità aperte, non sceglieremmo mai davvero nulla.

La scelta chiude alcune strade.

Ed è proprio questa rinuncia a renderla nostra.

Una riflessione: La libertà non consiste nel poter fare sempre tutto. Qualche volta nasce dalla scelta consapevole di un limite e dalla responsabilità di restargli fedeli.

Ciò che mi rimane

Cosimo sale su un albero per dire no.

Ma il romanzo non parla soltanto di rifiuto.

Parla soprattutto di ciò che costruisce dopo.

Questa differenza è importante.

È relativamente semplice definire se stessi attraverso ciò contro cui ci ribelliamo.

Più difficile è trasformare quel rifiuto in una vita.

Cosimo lo fa.

Studia.

Ama.

Partecipa.

Costruisce relazioni.

Cambia.

La sua scelta iniziale non rimane un gesto.

Diventa una direzione.

Forse è questo che mi rimane maggiormente del libro.

Una scelta conta poco per il momento in cui la pronunciamo.

Conta per ciò che siamo disposti a costruirci sopra quando l’entusiasmo iniziale è finito.

"Dire no può cambiare una direzione. Ma è ciò che costruiamo dopo quel no a trasformare davvero una scelta in una vita."

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