Dance Dance Dance
← Torna alla libreria Copertina Dance Dance Dance

Questo libro mi ha fatto riflettere su:

PerditaMovimentoSolitudineMemoriaRelazioniIdentitàPassatoCambiamentoRicercaMusica

Cosa ha lasciato a te?

Hai letto questo libro? Racconta il passaggio, il personaggio o la domanda che ti è rimasta.

Lascia un commento
Ferite e Rinascita

Dance Dance Dance

di Haruki Murakami (1988) • 2 minuti di lettura
Leggi la bio dell'autore
Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.

Il protagonista senza nome torna a Sapporo. Qualcosa lo richiama al Dolphin Hotel, luogo legato a una donna scomparsa dalla sua vita. Ma l’albergo che conosceva non esiste più. Al suo posto c’è una struttura moderna, elegante, completamente trasformata. Eppure, da qualche parte al suo interno, continua a esistere un altro spazio. Un corridoio buio. L’Uomo Pecora. Qualcosa che appartiene al passato e che non è stato cancellato dalla trasformazione esteriore dell’edificio.

Da lì il protagonista entra in una nuova serie di incontri: Yuki, una ragazza adolescente; Gotanda, vecchio compagno di scuola diventato attore; Yumiyoshi; persone che appaiono e scompaiono.

Il romanzo si muove tra Tokyo, Sapporo e Honolulu mentre il protagonista cerca di ricostruire il filo che collega persone perdute, morti, desideri e parti della propria vita che non riesce ancora a lasciare andare. Murakami stesso lo presenta come un viaggio attraverso perdita e disperazione nel quale il protagonista cerca di recuperare qualcosa che ha smarrito.

Perché è importante per me

Mi piace molto l’idea contenuta nel titolo. Continuare a danzare. Non nel senso leggero del termine. Danzare significa continuare a muoversi quando non possediamo una mappa completa. Il protagonista ha perso persone. Alcune sono scomparse. Altre appartengono a un passato che continua a reclamarlo. Potrebbe fermarsi. Invece prova a seguire i collegamenti. Un incontro porta a un altro. Una domanda apre una nuova domanda. Non sa esattamente dove lo condurrà tutto questo. Continua. È una cosa che riconosco. Molte parti della vita non procedono secondo un piano. Sappiamo costruire programmi, obiettivi, strategie. Poi arriva qualcosa che modifica il ritmo. Una perdita. Una persona. Una decisione. Un errore. E dobbiamo imparare un passo diverso.

Il Dolphin Hotel
Trovo molto bella anche l’immagine dell’albergo. Fuori è completamente cambiato. Moderno. Efficiente. Riconoscibile. Dentro, però, esiste ancora un luogo oscuro che appartiene a ciò che c’era prima. È difficile non leggerlo anche come un’immagine della memoria. Possiamo cambiare lavoro. Casa. Abitudini. Persone. Possiamo trasformare quasi completamente la parte visibile della nostra vita. Eppure alcuni corridoi restano. Non necessariamente per impedirci di andare avanti. A volte dobbiamo semplicemente sapere che esistono.

Una riflessione
Andare avanti non significa cancellare ciò che abbiamo perso. Significa trovare un modo per continuare a muoverci portandolo con noi.