La verità è che tante volte ero stato sul punto di farlo, ma per un motivo o per l’altro avevo sempre desistito, frenato da chissà che cosa. Poi, cinque anni fa, dopo quasi vent’anni trascorsi nella stessa azienda, appena intravista l’occasione giusta, lo feci davvero. Cambiai lavoro. E soprattutto cambiai vita.
Ricordo di aver postato proprio qui su Linkedin una frase di Francesco Bianconi, il cantante dei Baustelle, che sentivo particolarmente mia in quel momento:
"C'è un tempo fatto per viaggiare insieme, lasciandosi cullare dalla carovana e immaginando la gioia dell'arrivo. Ce n'è un altro che è fatto per attraversare il deserto da soli nella notte: questo tempo è arrivato, e anche lui è meraviglioso ed eccitante".
Il cambiamento è un soffio di vita nuova, un crocevia di emozioni contrastanti dove la nostalgia per il passato si intreccia con l'eccitazione per l'avvenire.
Ricordo perfettamente quel giorno di maggio, con il cielo di un azzurro intenso e l’aria tiepida che facevano da cornice al momento in cui attraversavo, per l'ultima volta, il cancello dell'azienda.
Prima di lasciare il badge definitivamente, salutai i colleghi, tutti: quelli con cui avevo meno confidenza e quelli che negli anni erano diventati veri e propri compagni di avventura, persone con cui avevo condiviso idee e progetti, successi e fallimenti. Colleghi con cui avevo stretto non solo legami professionali ma anche personali, come fossimo davvero un’unica grande famiglia. Ero consapevole, quel giorno, che stavo lasciando una parte di me, la sicurezza di una quotidianità conosciuta e punti di riferimento consolidati.
Il selfie che scattai appena uscito, sul marciapiede proprio davanti agli uffici, era più di un semplice autoritratto: era un sigillo sul passato, un modo per trattenere quei dettagli carichi di emozioni, un ponte verso il futuro. In quella foto c'era tutto: la mia storia, la mia trasformazione, la mia determinazione.
Quella che sentivo era un’esplosione di emozioni, una ventata improvvisa di libertà e leggerezza, di entusiasmo ed eccitazione, come un’energia rinnovata che mi attraversava ogni fibra. Mi riportava magicamente indietro nel tempo, ai giorni spensierati di quando ero ragazzino e passavo i pomeriggi a giocare a pallone con i miei amici. L’età in cui eravamo ancora i padroni dei nostri sogni.
E quel passo così radicale, la scelta di lasciare il lavoro, fu come riaffermare il controllo sulla mia vita, una vita che, fino a quel momento, sembrava invece aver preso una direzione ineluttabile, affidata alle decisioni altrui.
Ma poi un colpo di clacson mi scosse, riportandomi al presente: era il mio amico al volante, pronto a celebrare con me questo momento di transizione con un sorriso contagioso e una frase che suonava come un benvenuto in una nuova fase dell'esistenza: "Salta su dai, ti riporto a casa".
Oggi quel selfie rappresenta per me il capitolo chiuso di un libro che continuo a scrivere. Ogni giorno con più entusiasmo. È il ricordo di una soglia varcata, lo spiraglio che diventa bagliore, il preludio di un sogno che si stava avverando: quello di diventare un imprenditore. Ogni cambiamento porta con sé l’entusiasmo di un nuovo inizio, il coraggio di reinventarsi. Con il cuore rivolto al futuro, non possiamo fare altro che accogliere l'invito dell'ignoto, con la consapevolezza che ogni addio è l'alba di un nuovo orizzonte.