Ritratto di un assassino. Jack lo Squartatore. Caso chiuso
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Natura Umana e Potere

Ritratto di un assassino. Jack lo Squartatore. Caso chiuso

di Patricia Cornwell (2002) • 2 minuti di lettura
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Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.
Patricia Cornwell riapre uno dei casi criminali più conosciuti e irrisolti della storia: gli omicidi attribuiti a Jack lo Squartatore nella Londra del 1888. L’autrice affronta il caso con un metodo vicino all’indagine contemporanea. Analizza lettere, documenti, ricostruzioni biografiche, opere d’arte e reperti ancora disponibili, applicando tecniche investigative e forensi che la polizia vittoriana non avrebbe potuto utilizzare. La sua ricerca la conduce verso Walter Sickert, pittore britannico che Cornwell identifica come l’uomo nascosto dietro il nome di Jack lo Squartatore. Il libro ricostruisce la sua personalità, i suoi spostamenti, le sue ossessioni e gli elementi che, secondo l’autrice, lo collegherebbero ai delitti. È importante, però, distinguere la tesi del libro dalla certezza storica: l’identità di Jack lo Squartatore non è stata dimostrata in modo definitivo e le diverse attribuzioni proposte nel tempo restano controverse.

Perché è importante per me

Questo libro non mi interessa soltanto per il mistero che cerca di risolvere.

Mi interessa per il modo in cui racconta un’indagine condotta contro il tempo, l’assenza di prove complete e la resistenza di una storia diventata leggenda.

Cornwell non accetta che un caso debba restare necessariamente chiuso soltanto perché sono trascorsi più di cento anni. Torna sui documenti, rilegge gli indizi e mette a confronto dettagli che per decenni erano rimasti separati.

È un atteggiamento nel quale riconosco qualcosa che appartiene anche al mio modo di lavorare: non considerare una spiegazione sufficiente soltanto perché è quella utilizzata da più tempo.

Ma il libro lascia anche una domanda più scomoda.

Che cosa accade quando la convinzione diventa così forte da orientare il modo in cui leggiamo ogni prova?

La determinazione è necessaria per arrivare in profondità. Ma un’indagine resta credibile soltanto se conserva la disponibilità a essere smentita.

È qui che il libro diventa più interessante del semplice “caso risolto” annunciato dal sottotitolo.

"Una spiegazione coerente può convincerci. Soltanto le prove possono obbligarci a considerarla vera."