Il tribunale delle anime
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Natura Umana e Potere
SERIE · MARCUS E SANDRA

Il tribunale delle anime

di Donato Carrisi (2011) • 2 minuti di lettura
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Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.
Roma è attraversata da una pioggia incessante e dalla scomparsa di una giovane studentessa. A cercarla è Marcus, un uomo addestrato a riconoscere le anomalie nei luoghi e nei comportamenti, capace di scorgere i segni del male dove gli altri vedono soltanto dettagli insignificanti.

Accanto alla sua storia si sviluppa quella di Sandra, una fotografa della polizia scientifica che, dopo la morte del marito, comincia a indagare sulle circostanze poco chiare della sua scomparsa.

Le loro strade finiscono per incontrarsi dentro una Roma oscura, fatta di archivi segreti, colpe dimenticate e verità custodite da un’istituzione antica. Marcus è un cacciatore del buio: il suo compito non è soltanto trovare il colpevole, ma riconoscere la presenza del male prima che diventi evidente. Il romanzo, pubblicato nel 2011, apre la serie dedicata a Marcus e Sandra.

Perché è importante per me

Questo libro mi ha fatto riflettere sulla differenza tra giustizia e verità.

La giustizia ha bisogno di prove, regole e responsabilità definite. La verità, invece, può restare sepolta per anni dentro una fotografia, una stanza o una memoria che nessuno ha avuto il coraggio di interrogare.

Marcus osserva ciò che gli altri non vedono. Sandra torna sui luoghi, ingrandisce i particolari e cerca un significato dentro ciò che sembrava già concluso.

Sono due modi diversi di affrontare la stessa domanda: che cosa accade quando la versione ufficiale non basta più?

Nel lavoro come nella vita, spesso i problemi più importanti non sono nascosti. Sono davanti a noi, ma abbiamo smesso di guardarli con attenzione.

"La verità non sempre si nasconde. A volte resta immobile davanti a noi, aspettando qualcuno disposto a osservare meglio.

Carrisi costruisce il romanzo sul valore delle anomalie: un oggetto fuori posto, una fotografia, un comportamento apparentemente irrilevante.

Mi ricorda che l’attenzione non è soltanto una capacità tecnica. È una forma di responsabilità.

Guardare davvero significa accettare che ciò che scopriremo possa obbligarci a cambiare idea."

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