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Lascia un commentoIl cacciatore del buio
Leggi la bio dell'autoreIl suo talento consiste nel leggere le anomalie, individuare ciò che non appartiene al quadro e seguire i segni lasciati dal male. Al suo fianco torna Sandra, fotografa della polizia scientifica, anche lei costretta a confrontarsi con ciò che credeva di conoscere.
L’indagine li conduce dentro una città segnata da simboli, memorie e presenze oscure, mentre un assassino sembra conoscere non soltanto le proprie vittime, ma anche chi gli sta dando la caccia. Pubblicato nel 2014, il romanzo prosegue la storia iniziata ne Il tribunale delle anime.
Perché è importante per me
Il cacciatore del buio racconta una forma particolare di solitudine: quella di chi vede qualcosa che gli altri non riescono ancora a riconoscere.
Marcus possiede una capacità straordinaria, ma quella stessa capacità lo separa dagli altri. Osservare il male così da vicino significa comprenderne i meccanismi, senza però poter fingere di non averli visti.
È un tema che va oltre il thriller.
Ogni responsabilità autentica nasce nel momento in cui riconosciamo un problema prima che diventi evidente a tutti. Da quel momento non possiamo più limitarci a osservare. Dobbiamo decidere che cosa fare di ciò che abbiamo capito.
La consapevolezza non è mai neutrale. Porta con sé il peso della scelta.
"Riconoscere il buio non significa appartenergli. Significa non concedergli il vantaggio di restare invisibile.
Marcus non combatte il male perché si considera immune. Lo combatte proprio perché ne conosce la capacità di confondersi con ciò che appare normale.
È forse questa la parte più interessante del personaggio: non cerca rassicurazioni. Cerca la crepa.
Perché spesso è da lì che comincia la verità."