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Natura Umana e Potere
E altre che, a un certo punto, escono dalla pagina e diventano qualcosa di nostro.
Per me è successo con questa:
«Se incontri un essere umano nella folla… seguilo».
Anni dopo l'ho scelta per aprire I capi non si scelgono, un articolo dedicato a Pasquale Martorano, uno dei capi che hanno avuto maggiore importanza nella mia crescita professionale e che nel tempo è diventato anche un mentore e un amico.
Non avevo bisogno di una frase sulla leadership.
Avevo bisogno di una frase sulle persone.
Perché quello era il punto.
Un capo è un ruolo.
Il ruolo può cambiare.
L'organigramma può cambiare.
L'azienda può cambiare.
Quello che rimane davvero è la persona che abbiamo incontrato dietro quel ruolo.
Ed è esattamente ciò che quella frase di Pennac continua a ricordarmi.
Gli anziani vengono guardati come fragili.
Qualcuno li considera facili da manipolare.
Altri semplicemente persone da assistere.
Pennac continua invece a restituire loro individualità.
Desideri.
Contraddizioni.
Voce.
Lo stesso vale per quasi tutti i personaggi della saga.
Benjamin è il capro espiatorio.
Ma non è soltanto il capro espiatorio.
Thérèse non è soltanto quella che legge il futuro.
Gli anziani non sono soltanto vecchi.
I bambini non sono soltanto bambini.
È una cosa apparentemente semplice, ma non lo è affatto.
Perché spesso, anche nella vita professionale, conosciamo prima il ruolo e soltanto dopo — forse — la persona.
Solitudine.
Paura.
Bisogno di attenzione.
Fragilità.
Diventano strumenti.
Ed è proprio questo che trovo più duro nel libro.
Essere fragili non significa avere meno dignità.
Essere anziani non significa smettere di avere desideri, autonomia e diritto a essere ascoltati.
Ma spesso il potere comincia proprio dove qualcuno decide che una persona possieda meno strumenti per difendersi.
Gli anziani entrano dentro quella confusione familiare e vengono trattati come persone.
Non semplicemente come “vecchietti da assistere”.
Partecipano.
Parlano.
Creano problemi.
Entrano nella storia.
È una differenza importante.
Prendersi cura di qualcuno non significa necessariamente decidere tutto al posto suo.
Significa anche continuare a riconoscergli una voce.
Equilibrio tra lavoro e vita privata.
Responsabilità.
Integrità.
Orgoglio per ciò che si fa.
Capacità di affrontare una crisi senza limitarsi a subirla.
Ripensandoci oggi, trovo significativo che per raccontare quella storia abbia scelto proprio Pennac.
Perché La fata carabina è piena di persone che, mentre tutto intorno diventa confuso, decidono comunque di occuparsi di qualcun altro.
Non necessariamente perché sia il loro compito.
Perché lo considerano umano.
La famiglia Malaussène non finisce alla porta di casa.
Continua nel quartiere.
Negli amici.
Nei commercianti.
Negli anziani.
In chi arriva per caso e finisce dentro quella rete.
Mi interessa perché è un'idea di comunità molto concreta.
Non nasce da una dichiarazione.
Nasce quando una persona che potrebbe essere ignorata viene invece fatta entrare.
La famiglia Malaussène.
Gli anziani.
Il noir.
L'ironia di Pennac.
Ma per me rimane anche una frase.
Una di quelle che nel tempo hanno smesso di appartenere soltanto al libro.
«Se incontri un essere umano nella folla… seguilo».
L'ho utilizzata per raccontare Pasquale.
Potrei utilizzarla per altri incontri importanti della mia vita.
Perché crescendo mi sono convinto sempre di più che i risultati professionali abbiano una memoria sorprendentemente breve.
Le persone molto meno.
Ricordiamo chi ci ha insegnato qualcosa.
Chi ci ha dato fiducia.
Chi ci ha corretto.
Chi ci è rimasto accanto durante un momento difficile.
E qualche volta una persona incontrata quasi per caso diventa parte della strada molto più a lungo del ruolo che occupava quando l'abbiamo conosciuta.
Serie Ciclo di Malaussène · volume 2 di 2
La fata carabina
Leggi la bio dell'autore
Avevi lasciato qui la lettura.
Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.
Il romanzo comincia con una scena che contiene già tutto il tono di Pennac.
Una vecchietta sembra avere difficoltà ad attraversare una strada ghiacciata.
Un giovane poliziotto si avvicina per aiutarla.
Lei estrae una pistola e gli spara.
Da quel momento Belleville si riempie di domande.
Anziani che sembrano improvvisamente dipendenti dalle droghe.
Vecchiette uccise.
Traffici misteriosi.
Poliziotti che indagano seguendo piste diverse.
E naturalmente Benjamin Malaussène, che finisce ancora una volta abbastanza vicino ai guai da attirare l'attenzione di chi cerca un responsabile.
Ma questa volta al centro ci sono soprattutto gli anziani.
Persone considerate fragili, facilmente manipolabili e, proprio per questo, trasformate in bersagli.
Julie indaga.
Thérèse reinventa il futuro degli anziani leggendo loro la mano.
Casa Malaussène comincia ad accoglierne alcuni.
La famiglia si allarga ancora.
E mentre il noir diventa sempre più scuro, Pennac continua a costruire intorno ai personaggi una forma di protezione fatta soprattutto di persone.
Una vecchietta sembra avere difficoltà ad attraversare una strada ghiacciata.
Un giovane poliziotto si avvicina per aiutarla.
Lei estrae una pistola e gli spara.
Da quel momento Belleville si riempie di domande.
Anziani che sembrano improvvisamente dipendenti dalle droghe.
Vecchiette uccise.
Traffici misteriosi.
Poliziotti che indagano seguendo piste diverse.
E naturalmente Benjamin Malaussène, che finisce ancora una volta abbastanza vicino ai guai da attirare l'attenzione di chi cerca un responsabile.
Ma questa volta al centro ci sono soprattutto gli anziani.
Persone considerate fragili, facilmente manipolabili e, proprio per questo, trasformate in bersagli.
Julie indaga.
Thérèse reinventa il futuro degli anziani leggendo loro la mano.
Casa Malaussène comincia ad accoglierne alcuni.
La famiglia si allarga ancora.
E mentre il noir diventa sempre più scuro, Pennac continua a costruire intorno ai personaggi una forma di protezione fatta soprattutto di persone.
«Se incontri un essere umano nella folla… seguilo».
Una frase de La fata carabina che molti anni dopo avrei scelto per aprire “I capi non si scelgono”.
Perché è importante per me
Una frase uscita dal libro
Ci sono frasi che restano legate al romanzo nel quale le abbiamo incontrate.E altre che, a un certo punto, escono dalla pagina e diventano qualcosa di nostro.
Per me è successo con questa:
«Se incontri un essere umano nella folla… seguilo».
Anni dopo l'ho scelta per aprire I capi non si scelgono, un articolo dedicato a Pasquale Martorano, uno dei capi che hanno avuto maggiore importanza nella mia crescita professionale e che nel tempo è diventato anche un mentore e un amico.
Non avevo bisogno di una frase sulla leadership.
Avevo bisogno di una frase sulle persone.
Perché quello era il punto.
Un capo è un ruolo.
Il ruolo può cambiare.
L'organigramma può cambiare.
L'azienda può cambiare.
Quello che rimane davvero è la persona che abbiamo incontrato dietro quel ruolo.
Ed è esattamente ciò che quella frase di Pennac continua a ricordarmi.
Guardare oltre il ruolo
È anche uno dei fili più forti de La fata carabina.Gli anziani vengono guardati come fragili.
Qualcuno li considera facili da manipolare.
Altri semplicemente persone da assistere.
Pennac continua invece a restituire loro individualità.
Desideri.
Contraddizioni.
Voce.
Lo stesso vale per quasi tutti i personaggi della saga.
Benjamin è il capro espiatorio.
Ma non è soltanto il capro espiatorio.
Thérèse non è soltanto quella che legge il futuro.
Gli anziani non sono soltanto vecchi.
I bambini non sono soltanto bambini.
È una cosa apparentemente semplice, ma non lo è affatto.
Perché spesso, anche nella vita professionale, conosciamo prima il ruolo e soltanto dopo — forse — la persona.
La fragilità non cancella la persona
Gli anziani del romanzo vengono trattati da qualcuno come persone delle quali è possibile approfittarsi.Solitudine.
Paura.
Bisogno di attenzione.
Fragilità.
Diventano strumenti.
Ed è proprio questo che trovo più duro nel libro.
Essere fragili non significa avere meno dignità.
Essere anziani non significa smettere di avere desideri, autonomia e diritto a essere ascoltati.
Ma spesso il potere comincia proprio dove qualcuno decide che una persona possieda meno strumenti per difendersi.
Prendersi cura senza decidere al posto dell'altro
Casa Malaussène offre una risposta opposta.Gli anziani entrano dentro quella confusione familiare e vengono trattati come persone.
Non semplicemente come “vecchietti da assistere”.
Partecipano.
Parlano.
Creano problemi.
Entrano nella storia.
È una differenza importante.
Prendersi cura di qualcuno non significa necessariamente decidere tutto al posto suo.
Significa anche continuare a riconoscergli una voce.
Le persone che fanno la differenza
Nel mio articolo I capi non si scelgono raccontavo un capo che nei momenti più difficili mi aveva insegnato molto più di una procedura o di una strategia.Equilibrio tra lavoro e vita privata.
Responsabilità.
Integrità.
Orgoglio per ciò che si fa.
Capacità di affrontare una crisi senza limitarsi a subirla.
Ripensandoci oggi, trovo significativo che per raccontare quella storia abbia scelto proprio Pennac.
Perché La fata carabina è piena di persone che, mentre tutto intorno diventa confuso, decidono comunque di occuparsi di qualcun altro.
Non necessariamente perché sia il loro compito.
Perché lo considerano umano.
Belleville come comunità
Con questo secondo romanzo diventa ancora più chiaro che Belleville è il vero grande organismo della saga.La famiglia Malaussène non finisce alla porta di casa.
Continua nel quartiere.
Negli amici.
Nei commercianti.
Negli anziani.
In chi arriva per caso e finisce dentro quella rete.
Mi interessa perché è un'idea di comunità molto concreta.
Non nasce da una dichiarazione.
Nasce quando una persona che potrebbe essere ignorata viene invece fatta entrare.
Una riflessione: I ruoli ci dicono che posto occupiamo. Sono le persone che incontriamo dentro quei ruoli a decidere quanto quell'incontro continuerà a significare qualcosa molti anni dopo.
Ciò che mi rimane
De La fata carabina rimane naturalmente Belleville.La famiglia Malaussène.
Gli anziani.
Il noir.
L'ironia di Pennac.
Ma per me rimane anche una frase.
Una di quelle che nel tempo hanno smesso di appartenere soltanto al libro.
«Se incontri un essere umano nella folla… seguilo».
L'ho utilizzata per raccontare Pasquale.
Potrei utilizzarla per altri incontri importanti della mia vita.
Perché crescendo mi sono convinto sempre di più che i risultati professionali abbiano una memoria sorprendentemente breve.
Le persone molto meno.
Ricordiamo chi ci ha insegnato qualcosa.
Chi ci ha dato fiducia.
Chi ci ha corretto.
Chi ci è rimasto accanto durante un momento difficile.
E qualche volta una persona incontrata quasi per caso diventa parte della strada molto più a lungo del ruolo che occupava quando l'abbiamo conosciuta.
"Tra tutte le persone che incontriamo, alcune smettono di essere semplicemente parte della folla. Sono quelle che, molti anni dopo, continuiamo ancora a portarci dietro."
Serie Ciclo di Malaussène · volume 2 di 2
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