“Se incontri un essere umano nella folla… seguilo”. Daniel Pennac è uno scrittore a cui ho sempre voluto bene per motivi che non vi sto qui a raccontare, almeno non stavolta. Ma mi piace citarlo, oggi, per raccontarvi di un incontro che ha cambiato la mia vita. Professionale intendo, soprattutto professionale.
Si dice sempre che i genitori non si scelgono, ma la stessa cosa potrei dire anche dei capi: raramente abbiamo la possibilità di sceglierli noi, piuttosto ci ritroviamo a interagire con loro lungo sentieri fortuiti come in un viaggio non pianificato. E quando succede, è la fortuna che fa la differenza. Per quanto mi riguarda, posso certamente dire di essere stato particolarmente fortunato.
In vent’anni di lavoro dipendente ne ho avuti tanti, di capi, e ognuno di loro ha lasciato un'impronta indelebile sul mio percorso di crescita, sia umano che professionale. Tra tutti, però, ce n’è stato uno che ha fatto la differenza ed è diventato un riferimento costante, sia dentro che fuori l’ambiente lavorativo: un mentore, un amico, insomma una persona speciale.
E dire che al primo impatto poteva sembrare anche scontroso. Ma proprio la sua serietà, la sua determinazione, erano qualità caratteriali che ne facevano un leader vero. E dietro tanta fermezza potevi cogliere insegnamenti preziosi. È stato forse il primo a farmi capire veramente quanto fosse importante cercare un equilibrio sano tra la sfera lavorativa e quella privata, a portare avanti le mie responsabilità con integrità, e a guadagnarmi ogni giorno il posto che occupavo in azienda, agendo con orgoglio e dedizione.
Ricordo bene anche i tanti momenti duri che abbiamo affrontato insieme. Per esempio, c’è stato un periodo, nella seconda metà degli anni Duemila, in cui il mercato delle vetture usate è crollato, e per noi che eravamo impegnati nella ricollocazione delle auto alla fine del noleggio a lungo termine, era diventato quasi impossibile raggiungere i risultati che l’azienda pretendeva. Sono stati anni di grandi turbolenze, con forti tensioni e mille pressioni. Ma lui, il mio capo, aveva la straordinaria capacità di trasformare le difficoltà in opportunità. E così alla fine abbiamo superato quel periodo rafforzandoci, sviluppando progetti pionieristici, inventando strategie fino ad allora inesplorate, conquistando territori mai battuti prima.
Probabilmente per chi non è del settore potrà risultare complicato comprendere la portata di certe rivoluzioni ma mi piace l’idea comunque di raccontarvele. Come, per esempio, la realizzazione del primo portale di aste online riservato agli operatori, che ha così permesso di dare un nuovo impulso, e regole più chiare, al commercio delle nostre auto. Oppure lo sviluppo del primo software per la gestione dei veicoli usati, fondamentale per l’assegnazione delle vetture in modo semplice e veloce sui diversi canali di vendita. Abbiamo aperto nuovi mercati internazionali, una specie di via della seta delle auto usate, individuando all’estero lo sbocco naturale di un mercato che invece in Italia era fermo, e che ci ha consentito di incrementare di oltre il 30% le attività di export. Senza dimenticare il progetto che ci ha portato, anche in quel caso unici in Italia, a gestire il rientro di tutti veicoli a fine noleggio con un appuntamento programmato tra cliente e perito. Risolvendo così in un colpo solo il problema delle contestazioni e degli addebiti dei danni.
È stato proprio in quel periodo, sotto la sua guida, che ho imparato una lezione indimenticabile: il vero leader ispira non soltanto attraverso i successi, ma anche attraverso la resilienza e la costanza nel perseguire l'eccellenza. Giorno dopo giorno. Ed è per questo motivo, e per mille altri ancora, che oggi, così, io voglio ringraziare il mio amico Pasquale Martorano.