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Lascia un commentoOnora il padre
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Il titolo parte da un comandamento apparentemente semplice: onora il padre.
Ma che cosa significa davvero?
Significa rispettarlo? Obbedirgli? Proteggerne la memoria? Oppure trovare il coraggio di riconoscere anche ciò che, nel rapporto con lui, ci ha feriti o limitati?
Il romanzo mi interessa perché non offre una risposta rassicurante. Mostra quanto la figura paterna possa essere insieme origine, riferimento, giudizio e peso. Un padre può insegnarci a stare nel mondo, ma può anche consegnarci un’idea di noi stessi dalla quale diventa difficile liberarci.
Crescendo impariamo che non ereditiamo soltanto un cognome, un carattere o alcuni valori.
Ereditiamo modi di affrontare la paura, di esercitare l’autorità, di mostrare l’affetto e di nascondere la fragilità.
Poi arriva il momento in cui dobbiamo decidere che cosa farne.
Perché diventare adulti non significa cancellare ciò che abbiamo ricevuto. Significa smettere di considerarlo inevitabile.
Una riflessione
Onorare un padre non significa ripetere la sua vita. Significa riconoscere ciò che ci ha lasciato e scegliere, con responsabilità, che cosa portare con noi.
Esistono eredità che diventano fondamenta.
Altre si trasformano in confini.
La difficoltà sta nel distinguerle, soprattutto quando l’amore, la riconoscenza e la paura di deludere finiscono per parlare con la stessa voce.
A volte continuiamo a obbedire molto tempo dopo che nessuno ci sta più impartendo ordini.
Portiamo dentro aspettative che non ci appartengono, tentiamo di dimostrare qualcosa a una persona che forse non potrebbe più ascoltarci e costruiamo una parte della nostra vita cercando un’approvazione che non arriverà mai nella forma immaginata.
Liberarsi da questo peso non significa rinnegare.
Significa diventare finalmente responsabili della persona che scegliamo di essere.
Il passaggio che resta
De Cataldo non racconta la famiglia come un luogo necessariamente protetto.
La racconta come il primo spazio nel quale impariamo l’amore, il potere, la dipendenza e il conflitto. È lì che costruiamo il nostro modo di fidarci degli altri e, spesso, anche quello di difenderci.
Il padre del titolo non è soltanto una persona.
È la voce dell’autorità, dell’ordine e di una tradizione che pretende continuità. Può essere l’uomo che ci ha cresciuti, ma anche tutto ciò che ci chiede di restare fedeli a una parte della nostra storia quando ormai sentiamo il bisogno di cambiarla.
La domanda più difficile non è se amiamo chi ci ha preceduto.
È se siamo capaci di amarlo senza rinunciare a diventare diversi.
Perché alcune relazioni si onorano continuandole.
Altre si onorano interrompendo ciò che non deve essere trasmesso ancora.
I genitori, come i primi capi, non li scegliamo. Entrambi possono lasciare un’impronta profonda sul nostro modo di affrontare responsabilità, autorità e relazioni. La crescita comincia quando smettiamo di limitarci a ripetere ciò che abbiamo visto e scegliamo consapevolmente quale esempio diventare.
"Diventare adulti non significa dimenticare ciò che abbiamo ricevuto. Significa decidere che cosa merita di essere trasmesso ancora."