Il vino, la mia vita
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Identità e Appartenenza

Il vino, la mia vita

di Riccardo Cotarella (2025) • 2 minuti di lettura
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Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.
Riccardo Cotarella racconta il proprio percorso partendo dalla piccola cantina di famiglia in Umbria fino a diventare uno degli enologi italiani più conosciuti nel mondo.

La sua storia personale si intreccia con quella del vino: il lavoro nei vigneti, la trasformazione dell’uva, le scelte dell’enologo, l’attesa necessaria perché ogni bottiglia trovi il proprio equilibrio.

Il libro attraversa anche la storia della viticoltura, spiega alcune tecniche di vinificazione e accompagna il lettore nella scelta e nella degustazione del vino. Ma, soprattutto, racconta una vocazione diventata professione e poi impresa familiare, costruita attraverso studio, dedizione, intuizione e capacità di superare gli inevitabili momenti difficili.

Perché è importante per me

La mia passione per il vino mi ha insegnato che le cose migliori raramente nascono dalla fretta.

Richiedono tempo, attenzione e rispetto. Bisogna conoscere la terra, osservare le stagioni, accettare che non tutto possa essere controllato e riconoscere il momento nel quale è necessario intervenire e quello nel quale, invece, bisogna semplicemente aspettare.

Nel racconto di Riccardo Cotarella ritrovo molti dei motivi per cui ho scelto di approfondire questo mondo fino a conseguire il diploma da sommelier AIS.

Il vino, in queste pagine, non è soltanto una materia da studiare o un prodotto da valutare. È il risultato del lavoro delle persone, della storia di una famiglia e del legame con un territorio. È anche un’impresa, con le sue responsabilità, le sue scelte e la necessità di tenere insieme competenza, visione e memoria.

Perché dietro una bottiglia non ci sono soltanto profumi, tannini o tecniche di affinamento.

Ci sono persone che hanno scelto di dedicare una parte della propria vita a qualcosa che avrebbe richiesto tempo per restituire il proprio valore.

"Il vino non racconta soltanto l’annata dalla quale proviene. Racconta il tempo che qualcuno ha accettato di aspettare, il territorio di cui si è preso cura e le persone con le quali ha scelto di condividere il viaggio.

Leggendo questa storia torna una convinzione che accompagna anche il mio modo di intendere il lavoro: la competenza è indispensabile, ma non è sufficiente.

Servono sensibilità, disciplina e la capacità di riconoscere ciò che rende qualcosa davvero unico.

Un grande vino non nasce dalla somma perfetta di singoli elementi. Nasce quando terra, clima, tecnica e persone riescono a trovare un equilibrio.

Forse accade lo stesso anche nelle imprese e nelle relazioni."