Il tempo necessario
Il vino è entrato nella mia vita come una passione ed è diventato, con il tempo, un modo diverso di osservare il lavoro, le persone e le scelte.
Studiare per diventare sommelier mi ha insegnato che dietro un calice non ci sono soltanto profumi e sapori. Ci sono stagioni, errori, attese, mani e territori. C’è un lavoro silenzioso che non accetta scorciatoie e che spesso mostra il proprio valore soltanto molto tempo dopo essere stato compiuto.
La Borgogna, più di ogni altro luogo, mi ha fatto comprendere questo principio. Vigne separate da pochi metri possono esprimere caratteri profondamente diversi, perché il valore non nasce dall’uniformità, ma dalla capacità di riconoscere, rispettare e custodire le differenze.
Forse è per questo che è diventata per me più di una destinazione. In quei territori ritrovo un’idea di impegno nella quale mi riconosco: preparare con attenzione, intervenire senza forzare e accettare che non tutto possa essere accelerato.
Anni dopo, la corsa mi ha restituito la stessa lezione attraverso un linguaggio completamente diverso.
Preparare la mezza maratona di Venezia ha significato allenarmi per mesi, trovare spazio dentro giornate già piene, affrontare piccoli infortuni e accettare che non ogni allenamento producesse immediatamente un miglioramento visibile.
Sono partito nel febbraio del 2025 con un obiettivo molto personale: dimostrare a me stesso di potercela fare. Il traguardo del 26 ottobre era ancora lontano. Prima sarebbero venuti la disciplina, la ripetizione, i momenti di stanchezza e le giornate nelle quali la volontà avrebbe dovuto prendere il posto dell’entusiasmo.
Il vino mi ha insegnato ad aspettare. La corsa a continuare.
Entrambi mi hanno mostrato che il risultato comincia molto prima del momento in cui diventa visibile.
In una vigna non è possibile abbreviare una stagione. Durante una corsa non si possono eliminare i chilometri che separano dalla fine. Si può soltanto preparare il terreno, allenare il corpo, correggere il passo e continuare a prendersi cura dell’impegno assunto.
Negli ultimi tre chilometri della mezza maratona, tra i ponti e i continui saliscendi di Venezia, non contavano più i programmi fatti nei mesi precedenti. Restavano la fatica, la volontà di arrivare e la presenza delle persone che avevano condiviso con me quel percorso.
È stato allora che ho compreso ancora una volta che anche una prova apparentemente individuale non è mai davvero un assolo.
Dietro quel traguardo c’erano il lavoro con il coach Cristian, il gruppo con il quale mi ero allenato, l’aiuto ricevuto nella parte finale e Michela che mi aspettava all’arrivo.
Il tempo necessario non è quindi soltanto quello che separa una decisione dal risultato. È il tempo nel quale impariamo a restare fedeli alla direzione scelta, anche quando dobbiamo rallentare, fermarci o ripartire.