Doppio sogno
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Libertà e Limite

Doppio sogno

di Arthur Schnitzler (1977) • 4 minuti di lettura
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Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.
Fridolin è un medico viennese.

Albertine è sua moglie.

Hanno una vita borghese apparentemente solida, una figlia e un matrimonio che sembra non avere particolari ragioni per essere messo in discussione.

Poi, una sera, cominciano a parlare.

Raccontano l’uno all’altra desideri e fantasie vissuti durante una vacanza precedente.

Non tradimenti realmente consumati.

Possibilità.

Attrazioni.

Pensieri che erano rimasti dentro di loro.

È sufficiente.

Fridolin scopre improvvisamente che la donna che credeva di conoscere completamente possiede una vita interiore alla quale lui non ha accesso.

La gelosia lo spinge fuori casa e dentro una Vienna notturna nella quale ogni incontro sembra portarlo un passo più lontano dalla vita ordinaria.

Una giovane donna accanto al letto di un uomo appena morto.

Una prostituta.

Un vecchio amico pianista.

Infine una misteriosa festa in maschera alla quale Fridolin riesce a introdursi senza essere invitato.

Realtà, desiderio e sogno cominciano progressivamente a sovrapporsi.

Nel frattempo Albertine sogna.

E quando racconta quel sogno al marito, Fridolin scopre che ciò che una persona immagina può ferirci quasi quanto ciò che ha realmente fatto.

Schnitzler costruisce così un racconto nel quale una sola notte mette alla prova l’idea stessa che due persone possano conoscersi completamente. L’opera diventerà molti anni dopo anche la base narrativa di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick.

Perché è importante per me

Quanto conosciamo davvero chi amiamo

È probabilmente la domanda che trovo più interessante nel libro.

Quando condividiamo molti anni con una persona possiamo arrivare a pensare di conoscerla.

Conosciamo le abitudini.

Le paure.

Le reazioni.

La storia.

Sappiamo cosa ordinerà al ristorante, cosa la farà arrabbiare, quali parole utilizzerà in determinate situazioni.

Ma tutto questo non significa possedere anche ciò che accade dentro di lei.

Albertine ha avuto un desiderio che Fridolin non conosceva.

Non necessariamente un tradimento.

Un pensiero.

E quel pensiero basta a mettere in crisi la sicurezza del marito.

Forse perché la scoperta più difficile non è che la persona che amiamo possa desiderare qualcun altro.

È accettare che una parte di lei continuerà sempre a non appartenerci.

Il desiderio non è ancora una scelta

Schnitzler porta poi verso una distinzione che trovo importante.

Pensare qualcosa e farla non sono la stessa cosa.

Desiderare non significa necessariamente scegliere.

Fantasticare non significa agire.

Eppure tendiamo spesso a confondere i livelli.

Fridolin è ferito dal desiderio di Albertine quasi come se quel desiderio fosse già diventato un fatto.

Poi lui stesso attraversa una notte fatta di possibilità, tentazioni e avvicinamenti a limiti che potrebbe oltrepassare.

Il romanzo non ci permette quindi di restare comodamente da una parte.

Entrambi possiedono desideri.

Entrambi hanno una vita interiore che non coincide completamente con il ruolo di marito o moglie.

La domanda diventa:

quanto siamo responsabili di ciò che immaginiamo e da quale momento comincia invece la responsabilità di ciò che scegliamo?

Le maschere

La festa in maschera è probabilmente l’immagine più evidente del libro.

Le persone nascondono il volto per poter mostrare una parte di sé che, nella vita ordinaria, deve rimanere nascosta.

È un paradosso molto interessante.

Togliamo l’identità pubblica e appare qualcosa che forse consideriamo più vero.

Ma non sono sicuro che funzioni sempre così.

Anche ciò che facciamo quando crediamo di non essere riconoscibili è una parte di noi.

Non necessariamente quella definitiva.

Schnitzler sembra ricordare che l’identità non è composta soltanto dalla versione che mostriamo agli altri.

Dentro convivono anche ciò che reprimiamo, ciò che immaginiamo e ciò che, magari, non avremo mai il coraggio o il desiderio di trasformare in realtà.

Il matrimonio dopo la scoperta

La cosa che mi piace di più è che il romanzo non porta necessariamente alla distruzione della coppia.

Fridolin e Albertine attraversano qualcosa.

Dopo, non possono più tornare esattamente alla sicurezza precedente.

Ma forse quella sicurezza era anche un’illusione.

Prima pensavano di conoscersi.

Dopo sanno qualcosa di più difficile:

non potranno conoscersi completamente.

Questo non significa necessariamente essere più lontani.

Può significare costruire un’intimità meno ingenua.

Accettare che amare una persona non significhi possederne ogni pensiero.

E che la fedeltà, forse, acquista valore proprio perché esiste la possibilità di scegliere diversamente.

Una riflessioneL’intimità non significa conoscere ogni pensiero dell’altro. Forse comincia davvero quando accettiamo che anche la persona che amiamo possieda una parte di sé che non ci appartiene.

Ciò che mi rimane

Doppio sogno parla di una coppia, ma mi sembra soprattutto un libro sul confine.

Tra desiderio e azione.

Tra sogno e realtà.

Tra ciò che mostriamo e ciò che immaginiamo.

Tra la libertà individuale e la responsabilità che nasce quando abbiamo scelto di condividere la vita con qualcuno.

Fridolin cerca durante tutta la notte qualcosa che forse non sa nemmeno definire.

Vendetta.

Conferma.

Avventura.

Libertà.

Alla fine torna.

Ma il punto non è semplicemente che sia tornato a casa.

È che torna sapendo qualcosa che prima ignorava.

La persona che abbiamo accanto non smette di essere un individuo soltanto perché l’amiamo.

Possiede desideri, pensieri e contraddizioni che non possiamo controllare.

E forse una relazione adulta comincia anche dal riconoscimento di questo limite.

Non pretendere di conoscere tutto.

Non pretendere di possedere tutto.

Continuare comunque a scegliere di esserci.

"Forse amare qualcuno non significa eliminare ciò che non conosciamo di lui. Significa accettare che quella parte esista senza trasformarla necessariamente in una minaccia."