Canale Mussolini
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Identità e Appartenenza

Canale Mussolini

Premio Strega 2010
di Antonio Pennacchi (2010) • 3 minuti di lettura
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Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.
Canale Mussolini racconta la storia della famiglia Peruzzi e, attraverso di loro, quella della bonifica delle Paludi Pontine e della nascita delle nuove città dell’Agro pontino. I Peruzzi vengono dal Nord Italia. Come migliaia di altre famiglie emiliane, venete e friulane, lasciano la propria terra e scendono verso una pianura completamente diversa, trasformata dalla grande opera di bonifica voluta durante il fascismo. Arrivano con le proprie abitudini, la lingua, le idee politiche, i legami familiari. E devono ricominciare. Pennacchi segue più generazioni della famiglia mentre la storia italiana entra continuamente nelle loro vite: il fascismo, la bonifica, la guerra, le trasformazioni sociali. Ma la grande storia rimane sempre intrecciata a quella privata. Litigi. Matrimoni. Lavoro. Miseria. Amori. Fratelli. Figli. Terra. È così che la nascita dell’Agro pontino smette di essere soltanto una pagina di storia e diventa un racconto di persone.

Perché è importante per me

Per me questo libro ha inevitabilmente un significato particolare.

Quando Pennacchi racconta l’Agro pontino non sto leggendo di un territorio completamente estraneo.

Sto leggendo la terra nella quale sono nato e nella quale vivo.

Latina è una città giovane.

Non possiede secoli di storia urbana alle proprie spalle.

Molte delle sue famiglie sono arrivate da altrove.

Veneto. Friuli. Emilia. Campania. Altri territori ancora.

Forse è proprio per questo che la domanda sull’appartenenza qui ha qualcosa di particolare.

Quando comincia un luogo a diventare casa?

Quando ci nasci? Quando ci lavori? Quando ci crescono i tuoi figli? Quando inizi a riconoscere una strada senza dover leggere il nome?

I Peruzzi arrivano in una terra che non apparteneva alla loro storia. Poi quella terra diventa la storia dei loro figli.

È un passaggio che trovo molto interessante.

Le radici non sono sempre qualcosa che ereditiamo. Qualche volta vengono costruite.

Raccontare un territorio senza renderlo innocente

C’è poi un altro aspetto che apprezzo.

Pennacchi non racconta la nascita dell’Agro pontino cercando di renderla semplice.

Il fascismo è dentro quella storia. Così come le lotte politiche, il lavoro, la propaganda, le contraddizioni e le persone che aderirono, cambiarono idea, si adattarono o continuarono semplicemente a cercare di vivere.

È facile osservare il passato conoscendo già ciò che accadrà dopo. Molto più difficile è provare a capire come gli uomini e le donne abbiano vissuto mentre quella storia era ancora presente.

Ed è forse proprio qui che il romanzo diventa più interessante. Non cancella il giudizio storico. Ma restituisce complessità alle persone.

La voce

Pennacchi racconta come se qualcuno fosse seduto davanti a noi.

La storia passa continuamente dal grande evento all’aneddoto familiare. Dalla politica al raccolto. Da Mussolini a una discussione tra fratelli.

È una voce che sembra arrivare dal racconto orale, dal filò, dalle storie tramandate in famiglia. Ed è una forma che sento particolarmente coerente con ciò che racconta.

Perché un territorio non è fatto soltanto dei documenti che ne certificano la nascita. È fatto anche di ciò che le persone continuano a raccontare su come quella nascita è avvenuta.

Latina prima di noi

Quando cammino oggi per Latina è facile dimenticare quanto sia recente tutto questo.

Le strade. I borghi. I canali. Le case. I campi. Sono diventati parte normale del paesaggio.

Canale Mussolini obbliga invece a guardare sotto quella normalità. A immaginare la palude. Le famiglie che arrivano. La terra da lavorare. Una città che ancora non esiste.

E questo modifica anche il modo di osservare alcuni luoghi. Forse è lo stesso meccanismo della memoria: un posto appare normale finché non conosci la storia che contiene.

Una riflessioneLe radici non sono sempre il luogo dal quale veniamo. A volte sono il luogo nel quale qualcuno, prima di noi, ha deciso di fermarsi e cominciare a costruire.

"Le radici non sono sempre il luogo dal quale veniamo. A volte sono il luogo nel quale qualcuno, prima di noi, ha deciso di fermarsi e cominciare a costruire."