In quei diciotto anni non è cresciuta soltanto la mia carriera. È cresciuta la mia vita.
Sono nate le nostre due figlie, siamo tornati a vivere a Latina, ho frequentato un master in leadership e management e ho trasformato la passione per il vino in un percorso di studio, fino a conseguire il diploma da sommelier.
Esperienze molto diverse tra loro, che non procedevano ai margini del lavoro. Ne modificavano continuamente il significato.
Diventare padre ha cambiato la misura del tempo e delle responsabilità. Tornare a Latina mi ha permesso di guardare alle radici non più come al luogo dal quale partire, ma come a quello nel quale provare a costruire. Lo studio ha dato ordine e parole a molte cose apprese sul campo. Il vino mi ha insegnato che attenzione, pazienza e rispetto del tempo non sono forme di lentezza, ma parti essenziali di ogni lavoro fatto bene.
Cosa stavo lasciandoL’idea che la crescita professionale potesse essere separata dal resto della vita. E la convinzione che restare in movimento significasse necessariamente allontanarsi dal luogo dal quale ero partito.
Cosa temevoChe tornare a Latina potesse restringere le possibilità. Che dedicare tempo alla famiglia, allo studio e alle passioni significasse rallentare, perdere occasioni o disperdere energie.
Cosa ho capito dopoChe non tutto ciò che forma una persona trova posto in un organigramma.
Le figlie cambiano la misura delle priorità. Le radici non sono soltanto ciò che ci trattiene: possono diventare il punto dal quale ripartire con maggiore consapevolezza. Lo studio aiuta a comprendere ciò che l’esperienza ci ha già insegnato. Le passioni ci ricordano che non tutto deve avere un’utilità immediata per avere valore.
La vita non cresce accanto al lavoro. Entra nel modo in cui decidiamo, guidiamo le persone e ci assumiamo le nostre responsabilità.