Non ti muovere · Venuto al mondo
Due storie diverse nelle quali il passato torna quando i protagonisti non possono più limitarsi a ricordarlo: devono decidere che posto dargli nella persona che sono diventati.
Mazzantini racconta persone che arrivano a conoscersi davvero quando qualcosa rompe l’equilibrio nel quale avevano imparato a vivere.
Nei suoi romanzi l’amore raramente è rassicurante. Può essere desiderio, dipendenza, cura, violenza, colpa. Può salvare una parte di noi e contemporaneamente ferirne un’altra.
È questo che trovo interessante nella sua scrittura.
Non divide facilmente le persone tra vittime e colpevoli, forti e deboli, giuste e sbagliate. Le lascia dentro le loro contraddizioni.
I suoi personaggi commettono errori.
Qualche volta errori enormi.
Ferendo gli altri finiscono spesso per scoprire parti di sé che avevano preferito non vedere.
E il passato non rimane mai veramente passato.
Torna attraverso un corpo, una persona, una città, una memoria.
In Non ti muovere un padre, mentre rischia di perdere la figlia, è costretto a ricordare l’uomo che è stato.
In Venuto al mondo una donna torna a Sarajevo e scopre che una guerra terminata molti anni prima continua a vivere nelle persone che l’hanno attraversata.
In entrambi i casi il tempo non cancella.
Modifica il modo in cui comprendiamo ciò che è accaduto.
È forse questo che mi rimane maggiormente dei suoi libri:
possiamo continuare a vivere dopo una ferita, ma non sempre possiamo tornare a essere esattamente quelli che eravamo prima.