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Lascia un commentoLe ragazze
Leggi la bio dell'autoreQuando incontra Suzanne, una ragazza più grande, magnetica e apparentemente libera, ne rimane affascinata. Attraverso di lei entra in una comunità guidata da un uomo carismatico, un luogo che promette appartenenza e libertà ma che, poco alla volta, rivela una realtà fatta di dipendenza, controllo e violenza.
Il romanzo richiama l’immaginario della setta di Charles Manson, ma il suo centro non è la cronaca del crimine. È lo sguardo di una ragazza che desidera essere vista e che, proprio per questo, diventa vulnerabile al potere esercitato dagli altri.
Perché è importante per me
Mi ha colpito perché racconta quanto possa essere forte il bisogno di appartenenza, soprattutto quando non abbiamo ancora imparato a riconoscere il nostro valore.
Evie non entra in quel mondo perché condivide davvero un’ideologia. Ci entra perché Suzanne la guarda, la sceglie e le restituisce, almeno all’inizio, la sensazione di essere finalmente importante per qualcuno.
È questo il passaggio che rende il romanzo inquietante: la manipolazione non comincia sempre con la paura o con la violenza. A volte comincia con l’attenzione. Con qualcuno che sembra comprenderci nel momento esatto in cui ci sentiamo invisibili.
Il libro mi ha fatto riflettere anche sul significato dei gruppi e delle relazioni. Appartenere può aiutarci a crescere, ma può diventare pericoloso quando, per essere accettati, smettiamo di porci domande e affidiamo agli altri il compito di decidere chi dobbiamo essere.
La qualità di una comunità non si misura dalla forza con cui riesce a trattenere le persone, ma dalla libertà che lascia loro di restare sé stesse.
"Il desiderio di appartenere diventa una gabbia quando, per essere accolti, iniziamo a rinunciare alla nostra voce."