G>9: fare impresa senza restare soli

Da un pranzo in nove a una comunità di imprenditori e professionisti. Un percorso costruito su fiducia, confronto e responsabilità condivisa.

Chi fa impresa conosce bene una parte del lavoro che raramente compare nei bilanci: la solitudine delle decisioni.

Si possono avere collaboratori, consulenti e clienti, eppure ritrovarsi comunque soli nel momento in cui bisogna scegliere una direzione, affrontare un problema o immaginare il passo successivo.

Il G>9 è nato da questa consapevolezza.

Non dalla volontà di creare l’ennesima associazione o aggiungere un altro appuntamento al calendario, ma dal bisogno di costruire uno spazio nel quale imprenditori, professionisti e manager potessero confrontarsi con sincerità, condividere esperienze e generare opportunità fondate sulla conoscenza reciproca.

L’intuizione iniziale di Andrea Bellamio, condivisa con Manolo Quaglia e con un primo gruppo di nove persone, ha trovato terreno fertile perché intercettava un’esigenza comune.

Eravamo abbastanza concreti da conoscere le difficoltà del fare impresa e, forse, abbastanza idealisti da pensare che si potesse affrontarle in modo diverso.

Non cercavamo un network di convenienza.

Volevamo relazioni capaci di durare oltre lo scambio di un biglietto da visita. Un luogo nel quale il supporto reciproco non restasse una dichiarazione d’intenti, ma diventasse confronto, collaborazione e disponibilità concreta.

Da quel primo pranzo il gruppo è cresciuto.

In pochi mesi siamo diventati circa cinquanta tra imprenditori e professionisti. Abbiamo creato occasioni di incontro, workshop, webinar e momenti di formazione nei quali il contenuto è importante, ma non viene mai separato dalle persone che lo portano.

Anche il confronto quotidiano ha avuto un ruolo decisivo.

La chat del gruppo non è soltanto uno spazio nel quale condividere appuntamenti. È diventata un luogo di scambio: si pone una domanda, si segnala un’opportunità, si chiede un parere, si mette a disposizione una competenza.

Abbiamo sviluppato anche strumenti organizzativi e digitali, come un CRM dedicato e un chatbot. Sono utili per rendere il progetto più ordinato, accessibile e capace di crescere.

Ma non sono loro a fare la differenza.

La tecnologia facilita le connessioni. La fiducia le rende vere.

Nei primi cinque eventi, oltre 150 imprenditori e professionisti hanno incontrato il G>9. Alcuni hanno scelto di proseguire il percorso, altri hanno partecipato a una sola iniziativa. Ognuno, però, ha portato un’esperienza, una domanda o un punto di vista.

È così che una comunità cresce: non sommando presenze, ma facendo circolare valore.

Latina è una città ricca di competenze, energie e storie imprenditoriali. Spesso, però, queste forze restano separate, concentrate sul proprio percorso e poco abituate a riconoscersi come parte di un sistema.

Il G>9 prova a lavorare proprio su questa distanza.

Non promette scorciatoie e non distribuisce opportunità in modo automatico. Crea le condizioni perché le persone possano conoscersi davvero, comprendere ciò che fanno gli altri e capire dove competenze ed esigenze possono incontrarsi.

La nostra forza, quindi, non è nel numero degli iscritti.

È nella qualità delle relazioni, nella coerenza delle persone che entrano e nella responsabilità con cui ciascuno sceglie di partecipare.

Far parte del G>9 non significa aspettare che il gruppo produca qualcosa per noi. Significa chiedersi quale contributo possiamo offrire agli altri.

Il risultato economico conta, perché fa parte della vita delle imprese. Ma non può essere l’unico criterio con cui selezioniamo persone, costruiamo collaborazioni e misuriamo il valore di una relazione.

Prima vengono la correttezza, la reputazione e la fiducia.

Senza questi elementi, qualsiasi opportunità dura poco.

Oggi guardiamo avanti con la stessa intenzione con cui abbiamo iniziato: crescere senza perdere identità.

Non ci interessa replicare un format indistintamente o aumentare i numeri a ogni costo. Vogliamo verificare se questo modo di stare insieme possa trovare spazio anche in altri territori, mantenendo intatti i principi sui quali è stato costruito.

Perché il futuro del G>9 non dipenderà soltanto dalle nuove porte che riusciremo ad aprire.

Dipenderà soprattutto dal valore delle persone che sceglieranno di attraversarle e da ciò che saremo capaci di costruire, una volta entrati, insieme.