Scrittore e Traduttore

Paolo Nori

Paolo Nori è entrato nella mia Biblioteca attraverso Dostoevskij. O forse sarebbe più corretto dire che mi ha fatto tornare da Dostoevskij.

Avevo letto alcuni dei suoi libri molti anni prima, soprattutto Delitto e castigo, e ne avevo conservato la sensazione che certe pagine avessero lasciato qualcosa. Poi ho letto Sanguina ancora e quella distanza si è accorciata.

Nori racconta Dostoevskij senza metterlo su un piedistallo.

Racconta lo scrittore, naturalmente, ma anche l’uomo: la condanna a morte, la Siberia, il gioco, i debiti, la malattia, gli amori. E nel frattempo racconta se stesso, le proprie letture, la Russia, gli altri scrittori che gli sono passati accanto.

È questo modo di parlare di letteratura che mi piace.

Non come qualcosa da studiare mantenendo una rispettosa distanza, ma come un rapporto che continua nel tempo. Un libro letto a vent’anni può tornare molti anni dopo e dire qualcosa di completamente diverso, semplicemente perché nel frattempo siamo cambiati noi.

Con Sanguina ancora mi è successo proprio questo.

E poi, quasi inaspettatamente, tra quelle pagine è comparso Antonio Pennacchi.

Uno scrittore della mia città.

Uno scrittore che ho sempre associato a Latina, alla sua storia e alle sue contraddizioni.

Nori racconta del rapporto con Pennacchi e del modo in cui fu proprio lui a spingerlo, a provocarlo quasi, verso il libro che sarebbe poi diventato Sanguina ancora.

Quella presenza mi ha colpito.

Stavo leggendo un libro su Dostoevskij, uno scrittore russo morto nell’Ottocento, scritto da un autore emiliano, e improvvisamente dentro quella storia compariva Latina.

Pennacchi.

Casa.

È uno di quei collegamenti che la letteratura crea senza chiedere il permesso.

Da Sanguina ancora sono poi passato a Memorie del sottosuolo nella traduzione di Nori.

E lì ho trovato una frase che continua a tornarmi in mente:

«Io son poi da solo, e loro sono tutti.»

Forse è anche per questo che oggi considero Nori qualcosa di più di un autore presente nella mia Biblioteca.

È stato un mediatore.

Qualcuno che, attraverso il proprio modo di raccontare, mi ha fatto tornare su uno scrittore che credevo di conoscere e mi ha fatto venire voglia di ricominciare a leggerlo.

Non per completare una bibliografia.

Per capire meglio.

Dostoevskij, naturalmente.

Ma inevitabilmente anche qualcosa di me.

Paolo Nori è scrittore, traduttore e studioso di letteratura russa. Ha tradotto e curato opere di Puškin, Gogol’, Turgenev, Tolstoj, Dostoevskij e Bulgakov. Ma nella mia Biblioteca il suo posto nasce soprattutto da questo:

Mi ha ricordato che possiamo tornare agli stessi libri dopo molti anni e scoprire che non avevano ancora finito di parlarci.

I suoi libri nella mia libreria

Sanguina ancora

Sanguina ancora

Romanzo biografico / saggio narrativo