Ammaniti racconta persone che sarebbe facile giudicare da lontano. Il problema comincia quando ci porta abbastanza vicino da farci vedere che comprendere e assolvere sono due cose completamente diverse.
Ammaniti racconta spesso persone che vivono ai margini: adolescenti, famiglie disordinate, uomini fragili che cercano di apparire forti, vite che dall’esterno sarebbe facile giudicare.
Nei suoi libri mi interessa soprattutto il modo in cui riesce a tenere insieme elementi che normalmente preferiremmo separare.
Tenerezza e violenza.
Amore e responsabilità.
Paura e crudeltà.
Innocenza e colpa.
I suoi personaggi raramente sono soltanto vittime o colpevoli. Possono voler bene sinceramente a qualcuno e nello stesso tempo fargli male. Possono desiderare una vita diversa e continuare a compiere proprio le scelte che la rendono impossibile.
È questa contraddizione che trovo interessante.
Perché comprendere da dove nasce un comportamento non significa giustificarlo.
Ma giudicare una persona soltanto dal suo comportamento può impedirci di vedere tutto ciò che c’è dietro.
Ammaniti è nato e vive a Roma. Dopo l’esordio con Branchie, ha pubblicato romanzi e racconti come Fango, Ti prendo e ti porto via, Io non ho paura, Come Dio comanda, Io e te e Anna. Come Dio comanda, pubblicato nel 2006, ha vinto il Premio Strega nel 2007.
Nella mia Biblioteca lo associo soprattutto a questa domanda:
quanto può essere autentico un amore se, insieme all’amore, trasmettiamo anche le nostre paure, i nostri rancori e i nostri errori?