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Lascia un commentoShining
Leggi la bio dell'autoreDanny, però, possiede una particolare sensibilità, lo shining, che gli permette di percepire presenze, immagini e tracce del passato. L’Overlook non è un luogo vuoto. La sua storia violenta continua ad abitare le stanze e sembra interessata proprio al bambino.
Mentre la neve rende impossibile ogni fuga, l’hotel comincia a usare le fragilità di Jack, trasformando l’isolamento in una lenta discesa verso la perdita di sé.
Perché è importante per me
La parte più inquietante di Shining non è il soprannaturale.
È il modo in cui il male trova spazio dentro qualcosa che esisteva già: la frustrazione, il senso di fallimento, la rabbia trattenuta, la paura di non essere più capaci di ricominciare.
L’Overlook non crea Jack dal nulla. Ne riconosce le crepe e le allarga.
È questo che rende il romanzo così potente. Il pericolo non arriva soltanto da fuori. Può nascere da ciò che abbiamo rimandato, nascosto o giustificato troppo a lungo, fino al momento in cui smettiamo di riuscire a governarlo.
King racconta anche una famiglia che cerca di restare unita mentre il luogo che dovrebbe proteggerla diventa una minaccia.
E ricorda che non tutte le case sono rifugi. Alcune custodiscono ciò che non abbiamo ancora avuto il coraggio di affrontare.
"Le fragilità non ci rendono pericolosi. Diventano pericolose quando smettiamo di riconoscerle.
Il buio raramente entra sfondando una porta. Più spesso trova una crepa già aperta e aspetta che smettiamo di sorvegliarla.
Jack arriva all’Overlook convinto che l’isolamento possa aiutarlo a ricominciare.
Ma stare lontani dagli altri non significa necessariamente stare più vicini a noi stessi. A volte il silenzio rende soltanto più forti le voci che avevamo imparato a coprire.
La vera prova non è non avere fragilità.
È riconoscerle prima che qualcun altro, o qualcosa, impari a usarle contro di noi."