L'isola dell'angelo caduto
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Natura Umana e Potere

L'isola dell'angelo caduto

di Carlo Lucarelli (1999) • 2 minuti di lettura
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Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.
Siamo nel gennaio del 1925, mentre in Italia il fascismo consolida il proprio potere dopo il delitto Matteotti. Su una piccola isola utilizzata come colonia penale per detenuti comuni e confinati politici viene trovato il cadavere di una camicia nera. A indagare è un giovane commissario che non si riconosce pienamente né nel fascismo né nell'antifascismo. Vive sull'isola con la moglie, sempre più fragile e oppressa dall'isolamento, mentre il luogo stesso sembra assumere una dimensione sospesa, quasi irreale. L'indagine diventa così qualcosa di più della ricerca di un assassino. Il commissario deve muoversi dentro un sistema nel quale ideologia, paura e obbedienza stanno rapidamente modificando il significato stesso della legge e della responsabilità.

Perché è importante per me

Mi interessa soprattutto la posizione del commissario.

Non è un eroe costruito per opporsi apertamente al sistema, ma nemmeno un uomo disposto a smettere di farsi domande. E proprio questa posizione lo rende interessante.

È facile giudicare le scelte quando conosciamo già la conclusione della storia. Molto più difficile è capire cosa avremmo fatto mentre quella storia stava ancora accadendo, quando il confine tra adattarsi, sopravvivere e diventare complici non era ancora così evidente.

Lucarelli racconta bene quella zona grigia nella quale il potere non chiede sempre un'adesione entusiasta. A volte gli basta che le persone smettano progressivamente di opporsi.

E l'isola amplifica questa sensazione: un luogo chiuso, isolato, nel quale allontanarsi sembra diventare ogni giorno più difficile.