Il rappresentante
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Scelte e Responsabilità

Il rappresentante

di Joseph O’Connor (1998) • 2 minuti di lettura
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Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.
Billy Sweeney è un rappresentante di mezza età, con un matrimonio fallito, problemi economici e una famiglia ormai disgregata.

Quando la figlia Maeve viene brutalmente aggredita durante una rapina e finisce in coma, la sua vita cambia improvvisamente direzione. Tre responsabili vengono catturati, mentre Donal Quinn riesce a fuggire.

Billy perde progressivamente fiducia nella possibilità che la giustizia possa restituirgli qualcosa di ciò che gli è stato tolto. Comincia così a cercare Quinn per le strade di Dublino, fino a decidere di farsi giustizia da solo.

O’Connor costruisce il romanzo dentro questa zona ambigua: il dolore di un padre, il bisogno di trovare un responsabile e il momento nel quale la vendetta smette di essere soltanto un pensiero e diventa una scelta capace di produrre nuove conseguenze.

Perché è importante per me

Mi interessa soprattutto la trasformazione di Billy.

All’inizio è facile comprenderne la rabbia. La figlia è stata colpita, la famiglia è già fragile e la giustizia sembra incapace di restituirgli un equilibrio. Ma proprio questa comprensione mette il lettore in una posizione scomoda.

Fino a che punto il dolore può giustificare una scelta?

Billy vuole riprendere il controllo di una situazione nella quale si sente completamente impotente. Ma nel momento in cui decide di sostituirsi alla legge, il confine tra vittima e responsabile comincia a diventare meno netto.

È un tema che mi interessa molto: possiamo essere convinti di avere ragione e, nello stesso tempo, prendere una decisione sbagliata. La responsabilità personale comincia forse proprio lì, quando smettiamo di valutare le nostre azioni soltanto attraverso le ragioni che le hanno provocate.

"Il dolore può spiegare molte scelte. Non per questo può liberarci dalla responsabilità delle loro conseguenze."