Questo libro mi ha fatto riflettere su:
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Lascia un commentoIl piacere di uccidere
Leggi la bio dell'autoreIl lettore conosce molto presto l’uomo attorno al quale ruota la vicenda: James Qatar, raffinato professore di storia dell’arte che dietro un’immagine rispettabile nasconde un’ossessione per le donne che fotografa di nascosto e trasforma nelle proprie fantasie. Quando quella fantasia oltrepassa un limite, l’omicidio diventa qualcosa che Qatar scopre di desiderare nuovamente.
Davenport deve quindi confrontarsi non soltanto con un assassino, ma con un uomo capace per molto tempo di mantenere perfettamente separata la propria immagine pubblica da ciò che realmente fa.
Perché è importante per me
Mi interessa soprattutto questa distanza.
Abbiamo una tendenza naturale a costruire giudizi partendo da ciò che vediamo: il lavoro di una persona, il modo in cui parla, il ruolo che occupa, l’immagine che offre agli altri.
Poi esistono casi estremi nei quali scopriamo che quella superficie non raccontava quasi nulla.
Naturalmente questo romanzo porta il principio nel territorio più oscuro possibile, ma la domanda rimane interessante anche fuori dal thriller: quanto conosciamo davvero una persona e quanto, invece, conosciamo soltanto la versione che ha deciso di mostrarci?
Sandford rende ancora più inquietante Qatar proprio perché non ha bisogno di apparire come un mostro.
La sua normalità è parte del problema.
"Il male non ha sempre bisogno di mostrarsi per ciò che è. Qualche volta la sua protezione più efficace è riuscire a sembrare perfettamente normale."