Questo libro mi ha fatto riflettere su:
Cosa ha lasciato a te?
Hai letto questo libro? Racconta il passaggio, il personaggio o la domanda che ti è rimasta.
Lascia un commentoFirmino
Leggi la bio dell'autoreEscluso dal nutrimento, comincia a mangiare le pagine dei libri che lo circondano. Ben presto, però, scopre di non volersi più limitare a divorarli: impara a leggerli e a riconoscersi nei personaggi, nei desideri e nelle inquietudini della letteratura.
Più diventa colto e consapevole, più cresce la distanza dalla propria famiglia e dal mondo degli uomini che vorrebbe avvicinare. Sullo sfondo, anche il quartiere e la libreria nella quale è nato sono minacciati dalla demolizione e dalla trasformazione urbana.
Perché è importante per me
Firmino è un topo, ma la sua solitudine è profondamente umana.
I libri gli permettono di immaginare vite diverse, di comprendere emozioni che non potrebbe conoscere altrimenti e di attribuire un significato più grande alla propria esistenza. Ma la consapevolezza non lo rende automaticamente felice. In alcuni momenti lo rende ancora più distante dagli altri.
È questo il passaggio che mi è rimasto: leggere può farci sentire meno soli, ma può anche renderci più consapevoli della distanza che ci separa dal mondo.
Firmino cerca per tutta la vita qualcuno capace di riconoscerlo per ciò che è davvero, non per la forma che ha. E forse è anche per questo che il romanzo parla a chiunque si sia sentito fuori posto, sottovalutato o incapace di comunicare fino in fondo la propria parte più autentica.
"I libri non ci salvano dal sentirci diversi. A volte ci aiutano a capire che quella differenza è proprio il luogo dal quale possiamo cominciare a diventare noi stessi."