La ricerca di una strada propria

Hermann Hesse

Hesse mi interessa perché racconta la ricerca di sé senza trasformarla in una formula: i suoi personaggi imparano soprattutto attraversando ciò che non potevano conoscere in anticipo.

Hermann Hesse nasce nel 1877 a Calw, in Germania, in una famiglia profondamente religiosa e legata all’attività missionaria.

Da giovane entra nel seminario di Maulbronn, ma si ribella presto al percorso che era stato immaginato per lui.

Questa tensione tra ciò che gli altri si aspettano e la necessità di trovare una propria strada tornerà continuamente nella sua opera.

Lavora in libreria e comincia a scrivere.

Dopo Peter Camenzind riesce progressivamente a dedicarsi alla letteratura.

Durante gli anni della Prima guerra mondiale attraversa una forte crisi personale; si avvicina anche alla psicoanalisi, esperienza che influenzerà opere come Demian. Nei romanzi successivi continua a interrogarsi sul rapporto tra individuo, spiritualità, libertà e ricerca di un equilibrio tra parti apparentemente opposte della persona.

In questo percorso Siddharta occupa un posto particolare.

Hesse guarda alla tradizione indiana e buddhista, ma non scrive un manuale spirituale.

Racconta un uomo che deve progressivamente liberarsi perfino dalla necessità di seguire un maestro.

È forse questo che trovo più interessante.

La ricerca personale non diventa mai isolamento dagli altri.

Siddharta ha bisogno degli incontri.

Govinda.

Gotama.

Kamala.

Kamaswami.

Vasudeva.

Il figlio.

Ma nessuno di loro può completare il percorso al posto suo.

È una visione che sento vicina a molti temi che ritornano anche altrove nella mia Biblioteca.

Le persone contano.

Gli incontri cambiano una direzione.

Ma alla fine rimane una parte di responsabilità che non possiamo delegare.

Hesse riceve il Premio Nobel per la Letteratura nel 1946. Il Nobel sottolineò nelle sue opere la forza degli ideali umanistici e la qualità della sua scrittura.

Trovo interessante anche la storia italiana di Siddharta.

La prima edizione italiana uscì nel 1945 per Frassinelli nella traduzione di Massimo Mila. Quella traduzione nacque in circostanze molto particolari: Mila aveva iniziato a lavorarci durante gli anni della prigionia antifascista, senza poter disporre liberamente di carta e penna, interiorizzando quindi parte del testo prima di poterlo mettere per iscritto.

Anche questo aggiunge qualcosa al libro.

Un romanzo sulla ricerca della libertà e della conoscenza arrivato in italiano attraverso il lavoro di un uomo che aveva conosciuto direttamente la privazione della libertà.

Ciò che porto con me

“Hesse mi ricorda che possiamo imparare molto dagli altri, ma nessuno può consegnarci già pronta la parte di conoscenza che nasce soltanto da ciò che abbiamo avuto il coraggio di vivere.”

I suoi libri nella mia libreria

Siddharta

Siddharta

Romanzo