Camus mi interessa perché porta l’uomo davanti a una domanda difficile: come vivere quando il mondo non ci consegna automaticamente il significato che vorremmo trovare?
Albert Camus nasce nel 1913 a Mondovi, nell’Algeria allora francese, in una famiglia di condizioni economiche molto modeste.
L’Algeria rimarrà profondamente dentro la sua scrittura: la luce, il mare, il caldo, le città, ma anche le contraddizioni politiche e sociali di quella terra.
Studia filosofia, lavora nel teatro e nel giornalismo e si trasferisce successivamente in Francia. Durante la guerra partecipa alla Resistenza e lavora al quotidiano clandestino Combat.
Nel 1942 pubblica nello stesso anno Lo straniero e Il mito di Sisifo.
È un accostamento che trovo importante: da una parte un romanzo, dall’altra una riflessione filosofica. Al centro la stessa domanda: cosa accade quando il bisogno umano di trovare un significato incontra un mondo che non sembra obbligato a fornirglielo?
Camus è stato spesso associato all’esistenzialismo e a Sartre, ma non amava essere ridotto a quell’etichetta. Nei suoi libri continua piuttosto a interrogarsi sull’assurdo, sulla rivolta, sulla responsabilità e sulla possibilità di conservare una dignità anche senza affidarsi a risposte definitive.
Nel 1957 riceve il Premio Nobel per la Letteratura. Muore nel 1960, a quarantasei anni, in un incidente automobilistico.
Quello che mi interessa nella sua scrittura è che l’assenza di una risposta non diventa automaticamente una scusa per smettere di fare domande. Camus non mi sembra uno scrittore della rassegnazione. Al contrario: se non esiste un significato già pronto, allora aumenta la responsabilità di ciò che decidiamo di fare dentro il tempo che abbiamo.
È qui che, per me, incontra anche Dostoevskij e McCarthy. Dostoevskij cerca la libertà dentro la coscienza dell’uomo e nelle conseguenze delle sue scelte. McCarthy mette spesso i propri personaggi dentro mondi nei quali le regole e le consolazioni sono già crollate. Camus parte da un’altra direzione ancora: accetta che il mondo possa restare indifferente e si domanda cosa significhi continuare comunque a viverci.
Tre scrittori profondamente diversi, ma la stessa impossibilità di accontentarsi di risposte facili.
Camus non mi chiede di trovare una spiegazione per tutto. Mi chiede qualcosa di più difficile: decidere come vivere anche quando quella spiegazione non arriva.